Attaccamento e psicologia

Nell’era delle interconnessioni e network virtuali, si parla di legami sempre più numerosi ma intangibili. Il gesto lascia il posto al “like” e l’abbraccio ad un emoticon sorridente. Nulla di più ovvio parlare di “legami” oggi, dove tutti possiamo sentire chiunque vogliamo in ogni momento e in ogni luogo grazie ad uno smartphone. Ma ci sono legami che è bene trattare senza cadere nel tranello degli strumenti high tech. Dopo questa breve, ma doverosa, introduzione affronterò un argomento che ultimamente nel mio lavoro affronto con una certa frequenza ovvero la “Sindrome dell’attaccamento”

In psicologia, il termine “attaccamento” è legato alle ricerche sullo sviluppo e sull’infanzia, in relazione ai legami che si creano con le figure cardini per la crescita del bambino. John Bowlby, un ricercatore britannico di formazione psicoanalitica, fu il primo che nel 1958 introdusse questo concetto nell’educazione comportamentale dei bambini. Secondo l’autore, il bambino, appena nato, è tendenzialmente portato a sviluppare un forte legame di attaccamento con la madre o con chi si prende cura di lui.

Cosa può portare questo legame?

Secondo John Bowlby, fin dalla propria nascita l’essere umano ha bisogno di creare relazioni fisiche ed emotive. Questo bisogno primordiale, che porta il bambino a cercare la costante presenza materna, non termina con la crescita ma continua portandolo alla continua ricerca di nuovi legami a seconda delle diverse fasi della vita. Il primo legame, ovvero quello materno, farà da carattere fondante per tutti i futuri legami che il bambino, adolescente, adulto costruirà nella sua vita.

Ma perchè questo primo legame influenzerà tutti i futuri legami?

Ciò accade perchè il bambino vive un determinato tipo di attaccamento in base allo stile o modello di attaccamento del genitore. Da questo momento in poi il bambino cercherà di rivivere la sensazione vissuta durante il periodo del primo legame in tutti i legami a venire. In lui si creerà inconsapevolmente un “modello operativo” ricco di caratteristiche che faranno da guida in tutte le sue relazioni.

Chi ha sperimentato relazioni infantili negative, cercherà di riprodurle?

Una bella domanda che merita una risposta accurata. Molte persone soffrono a causa di relazioni fallimentari e si sentono frustrate nel non trovare la causa di questi continui colpi bassi. Senza dover aggiungere lunghe spiegazioni è bene dire che tutto questo può portare a un “non sentirsi degno di essere amato” e quindi a creare una serie di rapporti negativi che confermano questa teoria. Stessa cosa vale per la “dipendenza affettiva”, se un essere umano cresce nella percezione di avere un valore solo grazie all’altro, da grande rischia di cadere in un finto amore di coppia che lo farà sentire vivo solo di luce riflessa. Come anticipato all’inizio tutto esiste grazie al suo opposto, quindi dopo un chiarimento sulle situazioni negative possiamo confermare che lo stesso meccanismo va ad innescarsi nell’essere umano che ha vissuto in serenità il suo primo legame, con affetto e amore.

Limitarsi solo al legame materno è errato, ciò coinvolge tutti i primi legami importanti del bambino.

Come si può non cadere vittima dei primi legami negativi?

Lasciare l’inconsapevole modello iniziale non è semplice, ma nemmeno impossibile. Con l’aiuto di uno professionista si posso trovare “modelli operativi interni” che cambieranno il volto dei legami errati che si sono costruiti durante la crescita. Divenire consapevoli della nostra parte di luce si può, ed investire nella ricerca del benessere personale è un dovere che abbiamo nei confronti di noi stessi. Cambiare si può, creare nuovi e positivi legami è possibile, la serenità è un passo dopo la scelta di affrontare una volta per tutte il negativo modello operativo che forse si è stanziato in noi.