Benessere psicologico

Secondo la definizione dell’OMS, il benessere psicologico è quello stato nel quale l’individuo è in grado di sfruttare le sue capacità cognitive e emozionali per rispondere alle esigenze quotidiane della vita di ogni giorno, stabilire relazioni soddisfacenti e adeguate con gli altri, adattandosi funzionalmente alle condizioni del mondo esterno e del proprio mondo interno.

Quando siamo psicologicamente in equilibrio infatti siamo in grado di attivare risorse emotive e mentali che ci permettono di affrontare  i problemi che ci presenta la vita, di avere soddisfazione dalle nostre attività lavorative, dalle nostre relazioni affettive, dunque di esprimere e affermare noi stessi. Negli ultimi 20 anni Carol Diane Ryff, professoressa di Psicologia presso l’Università del Wisconsin, ha cercato di capire insieme al proprio team di ricercatori quali elementi fossero implicati nell’ aumento concreto del benessere psicologico e della felicità delle persone.

La Ryff ha realizzato un questionario per misurare il benessere psicologico delle persone e ha estrapolato sei fattori essenziali per il raggiungimento dell’auto-realizzazione di ogni persona. Il benessere psicologico si presenta come un processo dinamico costituito da più dimensioni e che comprende vari aspetti:

-autoaccettazione (accettazione positiva del proprio Sé)

-orientamento a una continua crescita personale

-sensazione di riuscire a dare uno scopo alla propria vita

-capacita di padroneggiare le risorse e offerte dal proprio ambiente e indipendenza

-capacità di avere delle relazioni positive con gli altri.

Dunque è chiaro che la felicità non è solamente uno stato emozionale di benessere una agoniata meta da raggiungere piuttosto è contenuta in un contenitore più ampio  che è quello del benessere psicologico di cui ho parlato finora.

Siamo sempre stati legati socialmente e culturalmente ad un’idea di benessere associata più alla sconfitta di problemi e dispiaceri che ad un’idea di autorelizzazione e affermazione di se stessi nell’arco di vita, mentre il benessere è una dimensione che può essere costruita e raggiunta nonostante i problemi e non solamente con la riparazione di essi. Insomma per stare bene con se stessi e con gli altri non servirebbe solo raggiungere la cosiddetta meta della “felicità” piuttosto per costruire tale traguardo sarebbe necessario soddisfare questi aspetti psicologici che hanno a che più fare con la costruzione di noi stessi e della percezione che abbiamo di noi che con il raggiungimento di tappe della vita come ad esempio la laurea, il lavoro, il matrimonio o comuque una vita affettiva stabile. A  fronte di tutto questo a cosa ci può servire dunque un professionista del benessere psicologico? Può aiutarci a costruire il nostro personale benessere psicologico, può supportare le persone al miglioramento della qualità della vita in diversi ambiti (lavoro, scuola, fasi di vita). Lo psicologo attraverso la relazione con il paziente favorisce il potenziamento positivo delle sue caratteristiche personali, promuove l’accesso a risorse interne che portano la persona a sviluppare strategie comportamentali e relazionali che nutrono il benessere. Soprattutto lo psicologo può prevenire lo sviluppo del disagio psicologico, prevenire significa infatti valutare la situazione di una persona, intervenire sul disagio dello stato attuale per ridurre i rischi di sviluppo dei processi disfunzionali. I colloqui psicologici infatti servono per valutare il funzionamento globale, per definire il percorso e le cure di prevenzione più adeguate. Quindi dovremmo e potremmo rivolgerci ad un professionista non solo  se stiamo passando un periodo critico ma anche per aumentare la nostra qualità di vita. Non avere paura di affrontare te stesso, le tue criticità, i tuoi limiti, sicuramente dentro di te hai le risorse interne per stare bene, a volte serve solo qualcuno che te le mostri e che tramite un percorso dentro te stesso le possa rendere accessibili. “Ognuno ha una storia dentro” diceva Pablo Neruda, questa storia si svela incontrando gli occhi dell’altro, del professionista che trova la chiave di lettura personale per raccontarla.